Più società, un solo
disegno: quando ha senso
una holding

Per chi detiene partecipazioni in più imprese, la holding non è un espediente fiscale ma uno strumento di governo e di continuità.

Chi controlla più società spesso lo fa attraverso partecipazioni dirette, accumulate nel tempo senza un disegno unitario. Il risultato è una struttura che funziona finché tutto va bene e diventa fragile quando serve distribuire risorse, far entrare un socio, cedere un ramo o pianificare il passaggio generazionale. La holding, quando è giustificata da ragioni economiche reali, risolve gran parte di questi problemi.

Le ragioni non fiscali, che vengono prima

  • separazione tra patrimonio e rischio d'impresa, con le partecipazioni operative isolate rispetto alle attività più esposte
  • governo unitario del gruppo, con patti e regole di voto definiti a monte anziché società per società
  • gestione ordinata del passaggio generazionale, distinguendo la proprietà dalla gestione
  • maggiore credibilità verso banche e investitori, che leggono un perimetro unico e un bilancio consolidato

I profili fiscali

Sul piano fiscale rilevano il regime di participation exemption sulle plusvalenze da cessione di partecipazioni, l'esclusione parziale dei dividendi percepiti dalla società di capitali e, dove ricorrono i requisiti, l'opzione per il consolidato fiscale nazionale. Sono strumenti ordinari dell'ordinamento, non costruzioni artificiose, e proprio per questo vanno adottati con una struttura coerente con l'attività reale.

RIFERIMENTI NORMATIVIArticolo 87 del testo unico delle imposte sui redditi per la participation exemption; articolo 89 per il trattamento dei dividendi; articoli 117 e seguenti per il consolidato fiscale nazionale; articolo 10 bis della legge 27 luglio 2000 numero 212 sull'abuso del diritto.

Quando invece non conviene

La holding non è sempre la risposta. Con una sola società operativa, flussi modesti e nessuna prospettiva di ingresso di soci o di successione, aggiunge costi e adempimenti senza benefici proporzionati. La valutazione va fatta sui numeri e sull'orizzonte, non per imitazione.

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